
Ebbra di primavera
quel sorriso
nel traboccante azzurro
del mattino
splancato ai futuri sogni
dei risvegli
L’isola dei miraggi
accoglie un corpo
nel cerchio della solitudine
di un seno
sull’uscio socchiuso
dello sguardo
immagini tormentati
di mete imposte
dai sospiri
Nella notte
d’insonne
sul letto senza veli
una musica suona
violini
nell’altalena ansimante
dell’amore
Lacrime soffocate
inghiottite
e versate
ambiscono a cancellare
un amore
Nell’emozione
si distende
l’attesa
fragranza fruttata
sui petali di una bocca
che rapisce i sensi
e conduce
al centro dell’emperio
dove l’anima
brama prepotente
nell’assaporare solo
l’armonia della passione
irrodata
da linguali baci
fra attraenti braccia
di un corpo dissipato
nella foschia
del ricordo
Non ritrvo più
sogni
dispersi
nella fantasia
l’immobilità pensosa
scritta
dal sole ormai
esausto
nasconde sorrisi
appassiti
di luce spente
d’albe
E
cammino tra frastagliati
tremolii
di fumeggia rugiada
per scoprire
presenze andate
nell’ombreggiate ere
del destino
Tracce di foscia azzurra
satura i desideri
mentre scorre un treno
senz’anima
tra i stridolii
della vita lacerata
Sul finestrino socchiuso
baciato dal sole
l’amore trapassa fuggente
mentre
la carne strepita
nel letto singhiozzante
di una vettura
Bagliori folgoranti
incontrano
l’angelo del piacere
nel vibrante
andare del cammino
Impalpabile
l’ignoto misterioso
ed eccitante
si apre ai profumi
d’un fiorire
mentre
innocenti carezze
sfamano
due corpi viziosi
nel cupo sussurro
del vento
Nei cancelli uggiosi
d’autunno
nessun lembo di cielo
offre la strada
assertiva
stracolma di foglie
avizzite
per incontrare
l’Amore
La sera emana il profumo
del suo mistero
a lasciare tracce
intricate aperte al logorio
dei venti
nel tumulto dei
desideri
Si consuma la sorte
trascinando
immobile stelle
al percorso segnato
di corpi bramosi
Soli
ad ascoltare
nelle onde sognanti
soffusi suoni
dei respiri
mentre
la lucea lunare
si nasconde per non
impallidire
Luce scendente davida
forgiata nelle tenebre di un corpo
impressa nella mente
svuotata dai tersi pensieri
chiusa in un bocca senza parole
lette negli occhi vuoti del terrore
da mattatoi che sguarciano i rozzi
per nutrirsi di pura linfa
Code infinite di gente senza nome
di numeri gridati a squarcia gola
nei bislunghi treni di bestiame
privi di un quieto ritorno
lacrime e pianto d’orrore
in vagoni putriti di escrementi
ristretto in un canto
un grido inquieto echeggia
dalla bocca chiusa
Eppure io voglio vivere
Fili spinati denudono
le carni della storia
per indossare
l’olucausta vita
Nel cielo degli altari
si leva l’incenzo
di anime
per adorare quel Dio perdono.
Eppure voglio vovere
Grida dall’angusto destino
una voce spenta
dagli abissi della fame
dal volto di apparena celata
dall’inquetudine di un sinuoso fiume
caminiera delle lacrime gettate
cercando di sfuggire
da un tradimento delle ombre oscure
per non essere rintracciato
Eppure voglio vivere
Per non dimenticare mai autore iry50