- Stai vedendo l'Archivio per gennaio, 2008 -

Ebbra di  primavera

quel sorriso

nel traboccante azzurro

del mattino

splancato ai futuri sogni

dei risvegli

L’isola dei miraggi

accoglie un corpo

nel cerchio della solitudine

di un seno

sull’uscio socchiuso

dello sguardo

immagini tormentati

di mete imposte

dai sospiri

Nella notte

d’insonne

sul letto senza veli

una musica suona

violini

nell’altalena ansimante

dell’amore

Lacrime soffocate

inghiottite

e versate

ambiscono a cancellare

un amore

Nell’emozione

si distende

l’attesa

fragranza fruttata

sui petali di una bocca

che rapisce i sensi

e conduce

al centro dell’emperio

dove l’anima

brama prepotente

nell’assaporare solo

l’armonia della passione

irrodata

da linguali baci

fra attraenti braccia

di un corpo dissipato

nella  foschia

del ricordo

 

 

 

 

Non ritrvo più

sogni

dispersi

nella fantasia

l’immobilità pensosa

scritta

dal sole ormai

esausto

nasconde sorrisi

appassiti

di luce spente

d’albe

E

cammino tra frastagliati

tremolii

di fumeggia rugiada

per scoprire

presenze andate

nell’ombreggiate ere

del destino

 

 

TRENO

Tracce di foscia azzurra

satura i desideri

mentre scorre un treno

 senz’anima

tra i stridolii

della vita lacerata

Sul finestrino socchiuso

baciato dal sole

l’amore trapassa fuggente

mentre

la carne strepita

nel letto singhiozzante

di una vettura

Bagliori folgoranti

incontrano

l’angelo del piacere

nel vibrante

andare del cammino

Impalpabile

l’ignoto misterioso

ed eccitante

si apre ai profumi

d’un fiorire

mentre

innocenti carezze

sfamano

due corpi viziosi

nel cupo sussurro

del vento

autunno

Nei cancelli uggiosi

d’autunno

nessun lembo di cielo

offre la strada

assertiva

stracolma di foglie

avizzite

per incontrare

 l’Amore

La sera emana il profumo

del suo mistero

a lasciare tracce

intricate aperte al logorio

dei venti

nel tumulto dei

desideri

Si consuma la sorte

trascinando

immobile stelle

al percorso segnato

di corpi bramosi

Soli

ad ascoltare

nelle onde sognanti

soffusi suoni

dei respiri

mentre

la lucea lunare

si nasconde per non

impallidire


 

Luce scendente davida

forgiata nelle tenebre di un corpo

impressa nella mente

svuotata dai tersi pensieri

 chiusa in un bocca senza parole

lette negli occhi vuoti del terrore

da mattatoi che sguarciano i rozzi

per nutrirsi di pura linfa

Code infinite di gente senza nome

di numeri gridati a squarcia gola

nei bislunghi treni di bestiame

privi di un quieto ritorno

lacrime e pianto d’orrore

in vagoni putriti di escrementi

ristretto in un canto

un grido inquieto echeggia

 dalla bocca chiusa

Eppure io voglio vivere

Fili spinati denudono

le carni della storia

per indossare

l’olucausta vita

Nel cielo degli altari

si leva l’incenzo

di anime

per adorare quel Dio perdono.

Eppure  voglio vovere

Grida dall’angusto destino

 una voce spenta

dagli abissi della fame

dal volto di apparena celata

dall’inquetudine di un sinuoso fiume

caminiera delle lacrime gettate

cercando di sfuggire

da un tradimento delle ombre oscure

per non essere rintracciato

Eppure voglio vivere

Per non dimenticare mai   autore iry50