- Stai vedendo l'Archivio per gennaio, 2008 -

Busso alla porta

del tuo cuore

dolce inferno

nell’inqueto eco

di scroscianti paure

Tra i muri fautori

di un profumo amaro

ombre rampicamti

vagano

nei solai dell’incertezza

Dalla cuspide nebbia

appare la puerizia

dischiudendo

l’infagottato amore

Sono

la poetessa

di fervide frenesie

sagace

con le unghie urlanti

di follia

espando ritornelli

ribalzanti

tra soffocate note

d’ore vuote

diffusi da strepitii

d’ignoti inganni

lingue di comare

sguazzano dicerie

nell’esoterica mondezza

di questa mia

angnostici

di lirismo puro

Dallo scuro canto

mi protendo

a voi che siete la mia

preda

dico con sostenuto

sdegno

bruciatevi il grugno

dall’invidia errante

non grattate più falsità

arrogante

Non posso non pensarti

Non posso non cercarti

da quando mi hai detto:

mi chiamo Giulio

                     

Lucea germinale 

liriche illusoria 

si tramuta fluitivi

negli echi della nostra memoria 

Stillando sentieri

di compiaciuti accordi

alineati dal nascere

di un pensiero perverso

Così una patina

di arrendevole follia

si inocula

virtuosa nei grumi

di un improvvisa malia poetica

Smozzando frizzi ricami

di menti semantici

che maculano

metafore incatonate

nell’oblio

 

autori: iry50 e santiagoni

                       

E come posso dirti

t’AMO

se i tuoi occhi

sono chiusi dal silenzio

mentre

le labbra gorgheggiano

dolore

cucito in un cappotto

rivoltato dal tempo

Privo di carezze

lacrimi

  rose sfiorite

in un tramonto

oscuro

Fermo

nei perduti orizzonti

l’esule

tuo pensiero

vaga

nei porti senza approcci

Ed io

ancella del tuo aspettare

tesso

ricordi su una tela

per non

dimenticare

                             
Eccitante era l’ignoto

misterioso

impalpabile come il vento

aperto ai profumi

invisibili

d’un rifiorire ostinato

d’emozioni

Inebriante nefatezze

gemono nella polvere

rarefatti dal savacchiante passato

Ignari framenti di vita

corrono ansimanti

senza guardare la primavera

nel cuore

incantati dalla quiete

di onde d’immagini