- Stai vedendo l'Archivio per febbraio, 2008 -

Prendimi per mano amore mio

 portami lontano

là,dove i pensieri

sono liberi

di giocare

Le note di una tromba

cadono nel silenzio intorno a noi

nell’estasi di un incontro dichiarato

nella lucea di un tramonto confessato

La mia bocca arida del tuo respiro

si disseta d’acqua viva

germonando tra calle sognanti

Ombre accarezzano un corpo

che canta musica dormiente

infragendo l’onda rabbiosa

e stanca dell’assenza

Gli occhi non vedono che tristezza

nelle strade di colui che piange all’alba

il cuore trema rannicchiato a una speranza

di seppellire il corpo deprivato

con gemiti nelle mani raccoglie muschi

là dove i gatti e i cani mangiano

là dove un sogno inizia e

inciampa con la realtà

 

Andai in spiaggia

in quella ombrosa notte

perchè la mia mente riposasse un pò

Scendendo la scaletta

che mi conduceva al mio riposo

le narici si inebriavano

di un profumo intenso e agre di salsedine

I piedi nudi avvertivano ancora

il calore della rena

A passo stanco ed ozioso

giunse al bagnasciuga e mi lasciai cadere

nell’estasi di quel miracolo rivelato

Mi facevano compagnia le birichine onde

che vedendomi solitaria e pensosa

cercavano di allietarmi con piccole

e graziose ripicche

In quelle acque blu intenso

si rispecchiava un esile e frivola luna

Le lampare dei pescatori si ponevano in mostra

come tante lucciole ondenggianti

In quel silenzio paradisiaco, chiusi gli occhi

una sensazione di pace avvolse la mia mente

e il mio spirito cadde nell’oblio della serenità

 

 

Ciò che il domani

non c’è dato a capire

l’ignoto

alita nei pensieri

in un viaggio

privo di risponsi fermi

Messaggi cifrati

vengono impartiti da pezzini

in un vernacolo di avi

sepolti nella memorie e

regole non consumate

Sfogli le pagine

di un giornale

alla ricerca di un futuro

contiguo ai criteri

del tuo vivere

ma tra le righe lette

da occhi affamati di lavoro

trovi soltanto il nero

e assimili che la vita

è rincarnata

Passa un tremulo vento

ride il buncaville fiorito

sui rami unge una nuvola

ricomposta dal cielo di bende

vibrano le viti che i  lacci

delle radici strigono

dinansi a quel suono soave

Ora lunge il mattino

seguito da un  chiarore musicale

incampucciando monti  e mari

Perdermi vorrei in questo

grembo del dolce silenzio

una risacca di memoria giunge

gioia fugace di un ricordo spento