- Stai vedendo l'Archivio per novembre, 2009 -

Ora i miei anni
odorano di fresco,
custodiscono la vita
nel cavo di una mano.
 
Le albe parlano di luce
correndo a piedi nudi
fra papaveri di sogno.
 
Non più il pianto
sui trifogli e,
sulle pavide ginestre
che lasciava sulla pelle
pozzanghere di nulla.
 
Al mio domani
il senso della vita.
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Soli, tu ed io,uno stralcio

di ramo fiorito, un figlio

appena partorito, nelle sferzate

raffiche di marzo.

Tu taci, incosciente

raccogliendo i miei muti oggetti

io cullo il tuo silenzio

nel mio sguardo smarrito

nell’ansia di capire quel granello di vita

incatenato alla fragilità dei nostri corpi.

 

  Piangete voi

  nell’incolto rosario

lo sguardo su di lei,

ove il buio incalza

nel ballo della luna, inebriando

il sole spento, a tergo astiose stelle.

 

Piangete voi, l’anima severa,

fuggente, e non

ancora fuggita che per

vincere canta il giorno

mentre le foglie

putride stanno mute

a piangere la campagna.

 

Piangete voi, un sorriso spento,

sui capelli d’argento,

pigra nebbia vesperale

gemma d’una voce retta, 

del pensiero costante

di dire: addio.

 

Nessuno, la braccerà 

nella sua follia, dolore,

 frana d’arduo abisso che

echeggiò, balzò, rotolò cupo

e tacque, nel canto d’un verso

di poesia.

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