datemi il vizio
e la vita fuori dalle regole
finche non dico: “basta”
datemelo senza fare un’obbiezione
troppo debole è il mio spirito
la morte già mi pesa addosso
non ho mai avuto paura di fallire
negli artefici intellettuali freddi , moderni
che rifiutai, sdegnato, coscio di rimembranze,
non ricordo, inquietudine sveglio
e vivere così senza pietà
Il mare,
voce libera,
nei reiterati ricordi
echi brevi, seza voce
echi degli addii selvaggi
ed indocili lamenti
di chi ti lascia per altri porti
nel tremolio delle onde.
Sospirava l’acqua
alitava il vento
ponte gettato
con valige di cartone
lungo la sabbia liscia
che risale nel tempo
M’è vicino quel fazzoletto
quel maccature
e quel rosario consumato
e tu a bassa voce
O Mamma!
nel murmure di mare
mi salutavi col sanguinolento core
Sembravi na Madonna
che invoco ancora
nel tocco d’una campana
spenta già nel tempo.
Son giunti,
cani di piombo
con papaveri gementi
a mietere sospiri,
quelli col cuore
di rospo e,
freddo di neve
Se penso, e non voglio,
rivedo quel prato
tremante di sole
è il silenzio
assassinato
dal cielo a
seppellire i morti.