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Soli, tu ed io,uno stralcio

di ramo fiorito, un figlio

appena partorito, nelle sferzate

raffiche di marzo.

Tu taci, incosciente

raccogliendo i miei muti oggetti

io cullo il tuo silenzio

nel mio sguardo smarrito

nell’ansia di capire quel granello di vita

incatenato alla fragilità dei nostri corpi.

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Filemone e Bauci

 Ti cerco, ogni volta con ansia più intensa e con maggiore frenesia ti leggo, ti bevo, ti mangio. Ti prendo per mano trascinandoti nei miei sogni, valicando i miei sensi. Quei sogni da sveglio che non possono narrare se non sei chiamato a partecipare. Nell’ombra illustrata, i tuoi capelli dispersi nel letto, senza ordine sono liberi dall’essere presi dai miei pensieri più sconci. Riesco ora a bagnarli da mille sudori, colori e profumi di gesti che fanno rumore di me di te, tenera voglia bambina. Capricciosa e sfrenata passione, spasmodica via del piacere che man mano sale monta ed esplode nelle tue curve toniche tra glutei rotondi. Gestisco il tuo orgasmo al mio piacere. Ti vedo scomposta arrossata, ansimante da troppa passione insolente, solo il tuo sguardo è innocente. Preda, hai imparato a giocare. Con le gambe truccate da calze di seta e vestite di splendide scarpe, con tacchi alti e sottili, passeggi devastando il mio pensiero.

Riesco a sentire

 in questo silenzio ostile

gemiti crini

insolita fragranza del tuo volto

 

Luci languidi vergini

che mi accompagnano

a riflussi aure di luce

armonia di voci

dove fresche fronde

vagheggiano l’alba amica

immortale del nostro sentire

 

Eteri pregi  cantano armonia

pittrice della carne

chieggio arcano su nettare calici

di passione onda raggiante

sospirata ignuda

frontiera del bacio

spuntata all’improvviso

 

Ruggisci nella savana

tacita sede del tuo dire

fra rose e colombe

inghirlando

quello che so già

 

Un bacio

è l’apostrofo rosa

per dire

T’AMO

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Questo incontro è una pioggia di note di piano…….

un intreccio di profumi….

un contrasto colorante di emozioni…

musica, passione, dolore che trafigge lo spirito in una poesia….

io poeta moderno in un modo antico….

tu emblema di tutti coloro che la poesia soggioga…

rendendoli figli, schiavi, amanti ben oltre alla morte…

Resto ancora un pò incerta a macchiare un altro foglio di carta….

 un cumulo di pensieri stanchi fugge nel passato per ritrovarlo…

rivivo quella luce che si dissolve sul tuo viso…. …

quegli occhi olive della Piana…..

le cerase labbra fatte di silenzio…

che invitavano a rubare quell’Amore….

ed io innocente ladra accusata dal mio cuore….

ardevo nell’inquisito rogo da strega del passato….

Fioravi con le mani i tuoi capelli

che la leggera brezza scompigliava

infastidita da così aitante aspetto

Ridesti al dispettoso vento

quasi per dire: beh…cosa vuoi da me

illuminando così il roseo viso

mutato per me in paradiso

Mi scorgesti dicesti: ciao

non ascoltati parole dalla tua bocca

ma il vibriar di tanti violini

rimase inerte, al tuo richiamo

non seppi aprir bocca.

tutto tacque in quel momento per magia,

 il mare, il vento e la sua compagnia

Anche il vecchio tempo si fermò,

no, non era stanco,

solo abbagliato da tanto incanto.

Le parole erano ormai vane

bastava il nostro sguardo

per inondare un fiume

in piena di parole d’Amore

che le tacite labbra

ancora oggi san dichiarare.