
Scalza, lingua
non vesti calzali
in lunghe file
di ginestra grigia
Incarni l’agonia,
omelia di anime in fiore.
A Salvo D’Acquisto
E’ l’alba
che chiamò il mio cammino
di orme incise
su terra bruciata
Quando la mia anima
d’intonata tenerezza
vestì le pene
su note di pietà cantate.
Amante e spietata morte
squarcia il mio petto
singhiozzando nell’aria la speranza
porta sulle ali d’argento
la mia veste dimessa
dal vile porpora legge oppressa.
A testa altera
pronto amorire
regalità lucente di una stella
l’onor del mio paese conserva
nell’orgoglio della libertà voluta
del mio apparire.

Persa
nei latifondi del male
dove serpi si nascondono
fra l’astuzia e follia
l’umile Lydia
solitaria
appare
Il profumo
succhia la voce del giorno
vestendola di papaveri
sudati dal sole
affamato
di rosso destino
Vidi tra tanti occhi lucidi
di quel mattino sventolare,
il verde, il bianco, il rosso
della bandiera.
Sentii chiamare un giovane
biondino
non dall’echeggiare delle armi,
ma dall’armonia dei colori della pace.
Posò i piedi su una terra bruciata,
corrosa dall’odio e dalla fame,
arsa d’acqua dell’amore
che sgorga pura solo da dentro il cuore
Trovò bimbi cresciuti senza giochi
occhi che vivevano il terrore
stendevano la mano per il pane,
mentre nel petto annidavano il terrore.
Cercò di donare il suo sorriso
scambiato ahimè in Paradiso
contrario a quel credo soggiocato
la morte con il dolore ti ha procurato.
Tornasti in patria avvolto da quei colori
che ardono nei cuori dei tuoi genitori
mentre il silenzio viene suonato sull’altare a te dedicato
il tuo nome da un tuo compagno è gridato
"Virgo Fidelis"
risponde il tuo sepolcro