
Una sorda rabbia, celata,
sotto apparenze ,
di una falsa timidezza,
vaga, nell’ombra,
fra i binari morti
dell’esistenza.
"Ghiaccioe Silenzio"
incidono lacrime vive
al cantare dell’orologio,
impazzito d’ore morte.
Bevo la luna raminga,
ubriacandomi di messaggi
turbati,
dalla voce del dire.
Abito la solitudine
consetendo allo spazio,
di placare fantasmi interiori
a lottare il falso"io",che,
custodisce la lingua
invitando a riconoscerci
vivi nel gemito.