In Vita Nova
Inferno Purgatorio
Dante concesse
vere o false
filosofie.
In quella selva oscura
cui incedette,muta,
nel vento dimenata
da gridi, scricchioli
e garrule cure
da incubi e brame
cingolata, cantò composto
a passo e ritmo lento
il tremolante labbro
l’affievolita preghiera
celata e antica
sgorgata nella silenziosità piena
per quell’ amore
tanto gentile
e tanto onesta appare
Dagli echi agresti
dei concetti di simmetria
e entità fisica
una Divina fece,
nel fiorentino
vulgari eloquentia.

Nel mulinar la voce
acque empie,
Cassandra vaticinio
la giugulare alchemica
dette respiro
al varco sguardo
a ponti levatoi
l’arciere invase
uno , due , tre schiocchi
e poi sorti
incespicarono esodi
d’ Atene e Nettuno
sulla lingua cieca
di un cantore questuante.

ferma,
nel tocco della viola mammola
e nei capricci di farina
nel formicaio
spoglio di dimora
vendemmiato
da parsimonie ombre nere
ti pone nell’esilio
uno sbuffo t’appiccicò la veste
e ti commisurò l’immagine
e come spenta nell’attenuato alito
ti cullò, supina sull’amaca
fra voli privi d’ali
e salice ninfale.

Vi siete mai chiesti
di che colore è il silenzio
quando lascia le sue pause
negli odori dell’essenze
quando vibra nell’ignoto
o si trastulla su un sorriso
quando mitica i confusi
nel tepore di una siesta
quando sbaglia il suo linguaggio
usato, percepito,
indotto, emarginato.
Di che colore è il silenzio?
ti seppi, in quella veste
acquitrini
e pioggia d’autunno
nevicata di primavera
a passi degli scarponi zoppati
e giostre di cavalli evirati
e altalene di farfalle – bruchi
privi di nuance.