Il mio Sito ha vinto questi premi:



DONATO DA LUNAROSSA7
PER IL BLOG,
I SUOI CONTENUTI
E LA NOSTRA LEALE AMICIZIA
Arte y Pico Award
dall’amico FabioMassimo-Phigreco

Da Zingara

Da Zingara

Da Doraforino

Da Puntogamma

Ricevuto da Principessa

Ricevuto da Romanticdreamer

Ricevuto da tintinni

Mare Mosso

Andai in spiaggia

in quella notte ombrosa

e le orme passeggiavano da sole

lasciando una scia di pensieri

su tela di sembianze vaghe

Il sole affogato nel mare

liberava pennellate di colori

intimorita

di quell’antico

continuai a camminare

senza sapere dove arrivare

Le nuvole d’immagine

che gli occhi ora vedevano

disegnavano soffocati rimpianti

le onde insorsero a tal cospetto

scagliando nella mente

ferite laceranti

A passo stanco

mi lasciai cadere

nell’estasi di un profumo

intenso ed acre

un senso di pace

fasciò la  mia mente

e lo spirito cadde

nell’oblio della serenità

 ora raggiante

Battito

Come storia consumata

nella memoria

mi manchi disperatamente

L’eccitante era

l’ignoto mistero

impalpabile come l’aria

aperta ai profumi lasciati

su una musica vibrante

afferra il richiamo infinito

del tuo corpo

Perso nella voce roca

senza palpiti un fascicolo

di storie framentati

oggi sepolte chissà dove.

Correvamo insieme ansimanti

ore senza guardare

coi veli del crepuscolo

ombreggiante l’immobile colle

 tra i casolari

Tu mi accoglivi

nel cerchio della solitudine

custodendo un risiduo

di sogni

 ed io sentivo quel richiamo

verso mete imposte

da tormenti

Piange l’estate

volata via

su una terra ormai desertica

Ora

 il vento precario

porta via quei petali

appassiti

della vita mia.

Basta una parola

senza palpiti

a chiudere

un libro di lacrime

nell’eco di voglie negate

Tramulti, stralci,

rapiti da un soffocato scroscio

 di silenzi

gemono nella polvere

delgi ignari

Sola nel gravitare

di masse cementate

declina l’aria

tersa di presenze

andate

Ad accogliere un muto

dolore

c’è

la mano

ad afferrare nel precipizio

dei pensieri

la speranza

per non lasciarla

 affondare

nella ricerca ossessiva

della luce

 amica

DUE ONDE.....

Scorrono immagini, parole,

protagonisti di storie andate

compagne di foschie

accumulate

nel solco imcolmabile

dei distacci

Impalpabile come il vento

la voce indistinta

profuma di un rifiorire

nella terra mai sazia

di un corpo spalancato

dove gemiti corrono

nell’aria  tersa senza cieli

tra luminari di candele

sbircianti

senza ritegno.

Languide carezze

fuggono nel vortice

di giochi

panna e miele

come un fulcro

muoio

nell’alcova dell’ape regina

lasciandoti andare

nella danza ventrale

tra tamburi e pifferi

sonanti

Oscurato senno

di una notte

amara

tra i pensieri che

farfugliano

e

 fremono

nel corpo desertico

che giace vinto

tra le alghe del mare

rimane

a guardare la luna

che

non smette di illuminare

tra

i murali di stelle

riverberando

sogni appesi

di una preghiera

veemenza

Freddo

il mare oscuro privo

di onde

calpesta il dolore

e

la rabbia

perseguitando

con insulse sciacquii

l’incoscienza

a scandire

un pò di pietà

finist-fulgido_falco_-_a._rekunenko

Artigiata mano

strappa dal petto

questo sanguinante core

così lo strazio non potrò sentir

in questo infausto dì

Gelido corpo

oh….. nefausta morte

al mio cospetto portasti

quel frutto del mio ventre

che culla fece nell’era

Oh…Tu che la vita gli donasti

perchè questo fato gli segnasti

La Madre Tua

questo dolore avei

non ti commise le Sue pene

le lacrime di dolore che la straziò?

Di Ella non ti pianse il cor

così pietà tu potesse avere

e di quel fato nessuna madre

potesse sembrar ricordo

Figlio di una croce insaguinata

perchè, l’oscura falce

tanciò le carni

del giovane innocente

ancora in fiore

iniziali passi spingea a dar alla vita

bensì l’averno opprimesti andar

Sorella sventura

con inganno cingesti la sote mia

che maleficio venga a mio soccorso

e di bestemmie tu possa sopperir

Oh… bocca che non odo più chiamare

Oh… labbra stradicate al mio baciare

gli occhi sono chiusi,

al sole, alla luna,

al  ciel, al mare

e loro sono qui a pregare.

Candide veste fasciano

un ghiaggiato corpo

su un sepolcro dai ricami d’oro

Oh… gente piangete il mio dolore

Beati sopperite costei sventura

così ne possa far ragione

Oh… Dio pietà di me

tu non avesti

accogli la invocazione

di una madre

fa che lo giunga, ora, si…presto

Culla saranno le mie mani

sarà caldo tra le mie braccia

canterò la sua nenia

per una seren riposo

nel sepolcro tetro

solo non spetti stare.

  Premio speciale del 5° concorso di poesia "Don Luigi Riva"

Critica:

Possono mai le parole esprimere lo strazio di una madre per la morte del figlio? Il componimento mostra un mirabile intraggio di ritno, linguaggio e immagini che toccono il cuore. Lo sfogo di una madre si intesse sui rintocchi soffocanti di lugubre lamento: preda di rabbia e dolore, ella colma il lacerante vuoto rivolgendo amari rimproveri a colei che sottrae e a Colui che dona la vita, ammaestrando al coltempo l’eloqio a preteriti toni esplosivi che proiettano l’ascoltare sul palcoscenico di una tragica veglia.