- Stai vedendo l'Archivio per marzo, 2009 -

Spinto vestito d’alloro,lasci nel tempo la cecità delle parole

 nello specchio dell’occhio nero mielato.

Non piangi gentilezza, puntura del mondo impietoso,

vago cristallo sassoso, nemico di nessuna corazza.

Inciti la musa avara,  a cantare un grido spezzato ,

depredando un cuore sbandato, focolaio di odiosi pensieri

intrecciati sui rami che vestono la tristezza.

E’ questo decantare tuo pensiero

reso invano da  morte

veste la mia pena

impaurendo i miei pensieri

su l’aria assida di codesto giorno

Preda il mio cuor da fantasmi amanti

insolita luce dei tuoi occhi

irradiando splende

mentre ambrati raggi

cantano ancora la tua storia

un passero picchia alla mia porta.

 

Mordo il giorno che fugge nel respiro del tempo, leggeri calzari calpestano ricordi dipinti nell’ascolto di un pianto o su un sorriso che l’ansia ha travolto frustando l’angoscia nel tramonto che spegne l’attesa. Le mie lacrime inibiscono un racconto adagiato sui seni della luna sciogliendo invisibili lamenti filtrati di chi vola nel dolore. E’ soltanto un tenue momento estraneo all’occhio di chi guarda e passa veleggiando nel giorno senza fare rumore. Nel tuo sguardo che ancora mi cova torno bambina, fragile all’apparenza, forte nel candore. Quante volte dovrò ancora crollare prima che tu ne abbia abbastanza, potrai deridermi, scoraggiarmi, ma io sono io, gelato alla vaniglia sciolto nel tuo letto ancora caldo. Se pur debole, il mio passo vago schiaccia conchiglie morte. Lascio che il tempo mi ingoi cantando muta nell’ansia di te che amavo arruffando il mio esistere. Ora ballo e gioco a piedi nudi senza suoni, tra i folti cipressi singhiozzanti di passeri custodendo nella lingua di strega messaggi turbati.

mimose

Continui a sbocciare

 tra gli echi di stanche parole

nello stupore del giorno

che chiude immagini

in un susseguirsi

di crescenti scie di dolore