• Connubio
    Prefazione

    Mettere fianco a fianco due poeti non è sempre facile, al giorno d’oggi le cose si confrontano per cercarne il valore, l’utilità … c’è da decidere quale metro di misura usare, quale strumento. Se abbandoniamo i criteri logici e ci affidiamo unicamente alle emozioni che suscitano i loro versi, tutto diventa più semplice. Le emozioni infatti scorrono abbondanti in questo dialogo-scambio poetico e la diversità uomo-donna ne aumenta l’intensità, come pure contribuisce la loro diversa situazione geografica.

    Lei è ancora nel suo ambiente, la Calabria, lui si può definire ormai un immigrato in Patria, visto che dalla sua Lucania si è trasferito da molti anni in Emilia.

    Rosario percorre a memoria la sua terra, i suoi ricordi sono strumenti indispensabili che gli permettono di sentirne gli odori e i sapori come non avesse mai lasciato quei paesi, i laghi e le colline.

    Immacolata interpone tra sé e i suoi luoghi il filtro del corpo, prezioso alleato che svela e illumina il quotidiano in una intimità a volte ferita ma sempre prorompente di vitalità.

    Entrambi si immergono nella realtà, nelle speranze del vivere, liberandosi dai ruoli che rivestono, da responsabilità che stanno strette a chi possiede il dono della creatività, della fantasia. Figli del Sud hanno impulsi comuni, si riflettono in loro destini di emigranti costretti ad abbandonare terre ingrate.

    Immacolata descrive in “Non vedi” un brodo senza carne, Rosario in “Vattene” ricorda acqua e poco lardo nella pentola … la loro risposta è univoca, desolante:

    “Scappa, scappa con il tuo fardello” dice Immacolata, Rosario risponde “Affoga nel mondo, là ci sono i soldi”.

    E’ una resa che diventa una scelta, la decisione di iniziare una vita lontana da un Sud dove “Ci sono troppi denti attorno all’osso” e dove “Nasce la gramigna”.

    Ma e’ nel Sud che attingono quella forza che riversano sulla carta, nelle sue radici affondano l’anima e sgorgano passioni impetuose, incontenibili, sia che parlino d’amore o di denuncia sociale o risalgano il calvario umano per arrivare a Dio.

    D’amore le poesie di Rosario in -Da giovani- , -Neve-, -Per te- in cui lo ritroviamo tenero o disincantato, pieno di fiori e colori nel descrivere il corpo femminile, brusco in alcune conclusioni, sognante mentre aspetta il vento che farà sorridere Lei.

    L’amore occupa in Immacolata buona parte del suo vivere, la fisicità è la chiave di interpretazione con cui tutto assapora e prova sulla sua pelle, il corpo diviene passato e presente mentre allunga mani di donna e bambina sul futuro, tra le tante -Solo emozioni- , -La pelle- , -Dolor cane- , -Lui e lei-.

    Di una vita di stenti e rabbia le parole di Rosario in -Baroni- e  -Azzardo- , di speranze deluse e rassegnazione quelle di Immacolata in   -Indulgente- e -In questo giorno di San Valentino – … una realtà comune a molti Sud del mondo, che tutti in fondo si assomigliano in quella desolata emarginazione dai centri di potere, di cultura  e di ricchezza, che spesso diventano luoghi di reclutamento e di asservimento alle istituzioni criminali, in un evolversi dove spesso, come diceva Tomasi di Lampedusa, tutto sembra cambiare ma in realtà solo si trasforma per continuare come sempre è stato.

    Dove si può trovare Dio, ai giorni nostri?

    Rosario va a cercarlo dove è ancora possibile trovarlo, immerso nell’ombra della Sua creazione e Gli parla con semplicità, con la saggezza del Sud gli chiede “Quanto basta, Signore” per la sua vita, la sua famiglia.

    Immacolata tiene dentro sé la sua visione di Dio, nell’intimo sguardo di un -Sonnecchia l’anima- e -Sorella morte- c’è quasi il timore di lasciarsi andare all’Oltre, lasciando solo emergere le sue paure ma restando in attesa in “Un silenzio che rimane intatto”.

    Come concludere le impressioni di questo connubio poetico?

    Senza dubbio ne è valsa la pena, ci ha regalato pagine di intensa Poesia sulla loro terra, che pure diviene nostra, condivisa, esplorata da occhi diversi, da vite diverse, un uomo e una donna che hanno un dono in comune:

    prendere per mano i nostri cuori e portarli dove il sole è più caldo, dove amore e speranza, pazienza e gioia sono cose che si toccano, perché questo è il Sud perchè questi versi spargano la consapevolezza di quello che è il loro mondo, che nessuno si senta più solo o abbandonato o emarginato, che non debba più sentirsi dire:

    “Vattene!” oppure “Scappa, scappa con il tuo fardello …” .

    Claudio Reverberi

     

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    Le recensioni

    Un connubio riuscito

    di Filadelfo Giuliano, i libri di ilmiolibro.it, 29/01/2013

    Era una difficile scommessa quella di scrivere un libro di poesie a quattro mani. Immacolata Cassalia e Rosario Castronuovo questa scommessa l’hanno vinta e ci consegnano Connubio, una raccolta poetica dove i due autori si alternano nella pagina con i loro versi. La loro voce poetica viene dal Sud, un Sud fiero di se stesso, delle proprie tradizioni e della propria gente. Dal Sud traggono la forza per comporre versi che diano senso ai giorni e ai ricordi che affollano la mente. Dicevo del Sud. Castronuovo la sua terra, la Lucania, l’ha lasciata, ma nel suo destino di “esule” si volta spesso indietro e il suo occhio si posa con tenerezza e rimpianto su luoghi e persone. Sono versi tattili, olfattivi dove si sente l’aroma dell’olio, il sapore del formaggio, il rumore del vento che gioca con gli ulivi. Quella di Castronuovo non è nostalgia del buon tempo antico, non è rimpianto di una mitica società rurale. Niente di tutto questo. La sua è consapevolezza d’aver lasciato una terra dove forse non tornerà più. E’ una terra che ha conosciuto sconfitte, un luogo dove la Storia ha portato lutti e disfatte: nei sentieri sembra ancora di vedere i briganti inseguire i baroni, però questi briganti hanno “sguardi da cani randagi”. I versi di Immacolata Cassalia hanno una grande forza espressiva. Siamo in presenza di un “realismo visionario” dove le sinestesie e le personificazioni danno alle parole consistenza e intensità. La poesia è un azzardo: “Azzardo versi/per la mia terra sola e misteriosa/ dove fiorisce la malva e sgorga l’olio”. Questo fitto dialogo uomo-donna è un continuo gioco di rimandi tra colei che è rimasta e colui che se n’è andato. Entrambi però sono convinti della forza salvifica della parola poetica. A tratti si sente un’eco dei profeti della terra come Rocco Scotellaro e Bartolo Cattafi, che hanno fatto della poesia un mezzo per farci amare il Sud. Ed è la stessa cosa quello che fanno Cassalia e Castronuovo, i cui versi sono davvero una bella scoperta.

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  • In copertina

    Disegno originale(acquerello,china, cera) di Concetta Nigero

    ORME 2007 (collana di poesia) autore Immacolata Cassalia

    A cura dell’Associazione Culturale Onlus Belmoro

    NOTIZIE BIO-BIBLIOGRAFICHE

    Nasce il 10 giugno1950 a Reggio Calabria, ove risiede. Opera nel volontariato, con l’Associazione Anffas Onlus come consigliera con delega A.B.A. ( Abbattimento delle barriere architettoniche) e di Fund Raising.Relatore per il comitato dei genitori per il diritto alla mobilità al convegno:”Quando la voce non arriva” pubblicato sul web Infocity, delegata dalla Fish Regionale(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) come relatore al convegno sull’Abbattimento delle Barriere Architettoniche. È consulente associativo. Fa parte della redazione del settimanale “Reggio Quartieri”. Ha esordito con la poesia : Io e Me

    Presentata al Centro Culturale Colacrisi :” Premio Sambatello” ricevendo un attestato di merito.

    Nota Critica

    L’autrice, con dolci versi, registra con attenta riflessione il fenomeno della vita, con la consapevolezza che ogni cosa, ogni evento, non debbano essere lasciati al caso, ma nell’accettazione dell’esistenza che amara, Immacolata Cassalia trova la forza del sorriso. È inutile fuggire, suggerisce l’Autrice, dagli aspetti più vari del quotidiano, perché essi rappresentano il canovaccio di una acquisita serenità.

    Prof. Teresa Calafiore

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  • Introduzione

    La poesia non sfiora l’esistenza del poeta, la conquista, la domina, l’assorbe, per sempre. Di ambigua identità: è una pioggia di note di piano, un intreccio di profumi, un contrasto dolorante di emozioni? Soprattutto è il poeta, è ciò che di sé stesso dice, rinascendo parole per secoli masticate. È Catullo:la sua musica, passione, dolore di altri che ha trafitto il suo spirito, la sua poesia. Poeta moderno in un mondo antico, egli è l’emblema di tutti coloro che la poesia soggioga, rendendoli suoi figli, schiavi,amanti. Ben oltre la morte,se è lecito pensarlo.

    Annalisa Locatelli

    Dal mio scrigno – Immacolata Cassalia

    Silloge di poesia presentata al Palazzo Regionale della Calabria dalla Associazione Culturale Onlus “Belmoro” aprile 2007, con il patrocinio Regionale, in presenza di autorità locali, associazioni culturali, associazioni di volontariato e televisioni locali.

     Presentazione Prof. Teresa Calafiore, Relatore la Prof  Francesca Neri,coordinatore del dibattito “Poesia Contemporanea”  Prof Annalisa Locatelli, con la partecipazione dell’Autore Immacolata Cassalia

    Dedica

    A Nando
    compagno della mia vita
    alle tre perle frutto del nostro amore
    Laura, Giuseppe ed Irene

    Notizie Biografiche

    Nasce il 10 giugno1950 a Reggio Calabria, ove risiede. Opera nel volontariato, con l’Associazione Anffas Onlus come consigliera con delega A.B.A. ( Abbattimento delle barriere architettoniche) e di Fund Raising.Relatore per il comitato dei genitori per il diritto alla mobilità al convegno:”Quando la voce non arriva” pubblicato sul web Infocity, delegata dalla Fish Regionale(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) come relatore al convegno sull’Abbattimento delle Barriere Architettoniche. È consulente associativo. Fa parte della redazione del settimanale “Reggio Quartieri”. Ha esordito con la poesia : Io e  Me, presentata al Centro Culturale Colacrisi :” Premio Sambatello” ricevendo un attestato di merito.

    Prefazione

    Il mondo poetico di Immacolata Cassalia trova le proprie coordinate nelle due dimensioni dell’autobiografismo e dell’attenzione all’altro. Dimensioni imperniate non certo sull’antitesi, bensì sulla ricerca di un punto di congiunzione che consenta alla cifra autobiografica di non rinchiudersi nell’isolamento solipsistico, ma di porsi come consapevole elemento di dialogo e di confronto con l’altro. Nella dimensione dell’autobiografismo rientrano le numerose composizioni

    delle silloge ispirate agli affetti familiari considerati con fine sensibilità, ma anche quelle in cui l’Autrice si analizza e si interroga. Così Io e me si sviluppa intorno alla domanda di fondo chi sei?, interrogazione destinata a rimanere senza risposta esaustiva. Forse, infatti,, l’Autrice è quello che vorrebbe essere, o forse quello che crede di essere,o ancora quello che gli altri credono che sia. In questi termini ella affronta il problema essenziale della propria identità, tentando di delinearla per il tramite del rincorso alle immagini di sé nelle varie età della vita e nei vari ruoli che essa le ha richiesto di interpretare. Al fondo sembra comunque disegnarsi una tenace volontà di vivere, che è fatto personale, certo, ma anche fatto umano in più largo senso, se è vero che anche nell’inferno della Shoah risuona martellante l’affermazione: Eppure voglio vivere. Vivere, peraltro, una vita dignitosa: ecco allora la composizione dedicata a Piergiorgio Welby” ( A … Welby). La dignità della vita è un tema caro alla meditazione poetica della Cassalia e costituisce il punto di congiunzione tra i motivi autobiografici e l’attenzione verso l’altro. Se sul piano personale ella cerca un rifugio nella natura e nel silenzio, auspicato ed agognato come situazione di pace interiore, sul piano del rapporto con l’altro si avvicina ai “ diversi”. Il suo atteggiamento nei loro confronti è improntato non soltanto a caldo senso di umanità, ma alla piena consapevolezza che due mondi così lontani possaono a poco a poco trovare motivi ed occasioni di contatto grazie al “treno” della conoscenza e del sapere, Perché l’ignoranza nei confronti dell’altro, la mancata compressione delle sue peculiarità e delle sue difficoltà alimentano la separazione tra i mondi e precludono la possibilità dell’incontro. Attenzione al mondo dei “ diversi”, quindi, ma anche a quelli dei diseredati di chi vive”nell’inferno di povera gente”(Senza tetto). Quasi che l’Autrice intenda opporre la grande valenza della disponibilità, dell’ascolto e della conoscenza reciproca alla mancanza di fratellanza, in un mondo segnato dal vizio d’origine della violenza. Quella  attuata nel fratricidio perpetrato da caino, il biblico assassinio fondatore della storia umana che sembra destinato a ripetersi ogni volta che gli uomini si rivolgono” lo sguardo/dell’ira”(Fratello). L’Autrice esprime i motivi fin qui accennati utilizzando un dettato poetico lineare. In generale, a parte scoperti echi leopardiani in Primavera e qualche concessione al lessico aulico, il registro stilistico risulta colloquiale, quasi si voglia lasciare il maggiore spazio alla persuasività dei temi, perché si impongono con più incisività all’attenzione di chi legge.

    Prof. Francesca Neri

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