- Stai vedendo l'Archivio per maggio, 2010 -

Nel mulinar la voce
acque empie,
Cassandra vaticinio
la giugulare alchemica
dette respiro
 
al varco sguardo
a ponti levatoi
l’arciere invase
uno , due , tre schiocchi
e poi sorti
 
incespicarono esodi
d’ Atene e Nettuno
sulla lingua cieca
di un cantore questuante.
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ferma,
nel tocco della viola mammola
e nei capricci di farina
 
nel formicaio
spoglio di dimora
 
vendemmiato
da parsimonie ombre nere
 
ti pone nell’esilio
 
uno sbuffo t’appiccicò la veste
e ti commisurò l’immagine
 
e come spenta nell’attenuato alito
ti cullò, supina sull’amaca
fra voli privi d’ali
e salice ninfale.

Vi siete mai chiesti
di che colore è il silenzio
 
quando lascia le sue pause
negli odori dell’essenze
 
quando vibra nell’ignoto
o si trastulla su un sorriso
 
quando mitica i confusi
nel tepore di una siesta
 
quando sbaglia il suo linguaggio
usato, percepito,
indotto, emarginato.
 
Di che colore è il silenzio?
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ti seppi, in quella veste
acquitrini
e pioggia d’autunno
nevicata di primavera
a passi degli scarponi zoppati
e giostre di cavalli evirati
e altalene di farfalle – bruchi
privi di nuance.